-Tutta farina del nostro sacco se non diversamente specificato -

IL TANGO DELLE SARDINE

Ovvero della difficile arte di ritrovare le pantofole

Il punto della situazione

-          Fare le valigie ha rotto il cazzo

-          La tristezza ha rotto il cazzo (sopratutto per iscritto)

-          La colonna destra di repubblica ha rotto il cazzo (e probabilmente interrotto un paio di cervelli)

-          No le liste non aiutano a salvarti dal panico

-          Avere un armadio è un privilegio estremamente sottovalutato

-          Helen Goff ha commesso un crimine contro l’umanità quando si è inventata Mary Poppins illudendo generazioni e generazioni di futuri pigri

-          I viaggi di 24 ore con dormita sotto le stelle (figurate) hanno rotto il cazzo

-          La legge di gravità si accanisce particolarmente con i bagagli da imbarcare in aereo. Ai limiti dell’incredibile.

-          Cercare di comprimere quello che non hai fatto in 10 mesi in due giorni no, non funzionerà (perchè quella stronza della Goff se l’ è inventata di sana pianta Mary Poppins). Preparati ai sensi di colpa.

-          Le tastiere senza è con l’accento hanno rotto il cazzo

-          Mia madre che mi chiede menù atti a pianificare cene dal pleistocene a oggi va ancora bene 

Il sapone da bucato (ovvero ammazzare il tempo prima di partire)

Una volta mi sono ritrovata (alla terza pinta) a cercare di spiegare la mia versione di felicità  ad un inglese (impresa rivelatasi alquanto ardua). E (ricordando un pomeriggio di qualche vita fa)  gli ho detto che capisci di essere felice quando vedi un aereo passare e non desideri esserci seduta dentro (sì, suona un po’ mocciana ma erano tre Leffe). Più tardi avrei realizzato che non voler essere in un altro posto non è una condizione sufficiente per definire la (mia) felicità  (probabilmente nel pieno di una depressione e/o attacco di apatia non ci vorresti essere lo stesso su quell’aereo. O magari sai già che è Ryanair. O che passa sull’Ucraina).  

Però  nel frattempo voler essere sempre altrove è diventata una tortura tutta squisitamente personale (e che palle).

Fortuna che almeno una dopo un po’ perde interesse e realizza quanto sia sopravvalutata sta’ benedetta felicità  (ma che poi, quanto è brutto il nome? Sembrerebbe un sapone; di quelli solidi che usava mia nonna per il bucato).

(Ah, comunque lui si era entusiasticamente convinto. Sempre alla terza pinta però )

“And if time passes and you realize that your name is on people’s lips, do not take this more seriously than anything else you find in their mouths.
Think instead that your name has become a wretched thing, and cast it off. Adopt another, any at all, so that God can call you in the night.
And keep it a secret from everyone.”

—   Rainer Maria Rilke, The Notebooks of Malte Laurids Brigge

Il tango delle sardine

Tre anni fa, più o meno, le sardine iniziavano a danzare. 

In un triste giorno di neve e freddo, uscirono dalla loro bella e confortevole scatola di latta, fecero colazione in un posto triste con le luci al neon e i tavoli verde pallido, poi si salutarono.

Non fu un bel giorno quello, benché avessero da tempo deciso di iniziare a muoversi da sole, non erano ancora pronte a farlo. Forse non lo sarebbero mai state. Tuttavia, sperdute, fecero l’unica cosa che potessero fare in quel momento: girare. Cominciò così la loro danza sgraziata e faticosa, una danza senza musica e senza tempo, rumorosa nei suoi passi fuori posto. 

Dovette passare molto tempo prima che le loro figure riuscissero a rimettersi in piedi e a ritrovare un equilibrio. Pian piano i loro giri si fecero sempre più stabili e più veloci e le due sardine si allontanarono sempre di più, cambiando posto decine di volte. Non era il desiderio di una nuova scatola a spingerle lontano, piuttosto la necessità di rimanere in piedi, sorrette dalla loro stessa spinta.

Sono trascorsi quasi tre anni da quella gelida mattina, le sardine continuano a danzare, ma ormai lo fanno con grazia, senza sforzi e ogni tanto capita addirittura che si fermino: quelle volte si danno appuntamento in un posto accogliente, ordinano un bicchiere di vino bianco e lasciano finalmente che sia il mondo a danzare silenzioso intorno a loro.

Working

Sleeping

LE SCARPE ROTTE - di Natalia Ginzburg

Io ho le scarpe rotte e l’amica con la quale vivo in questo momento ha le scarpe rotte anche lei. Stando insieme parliamo spesso di scarpe. Se le parlo del tempo in cui sarò una vecchia scrittrice famosa, lei subito mi chiede: «Che scarpe avrai?» Allora le dico che avrò delle scarpe di camoscio verde, con una gran fibbia d’oro da un lato. 

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“[…] bisognerebbe che si potesse amare tutto d’una persona, l’esofago e il fegato e gl’intestini. Forse non li amiamo per mancanza d’abitudine, se li vedessimo come si vedono le mani e le braccia forse li ameremmo; dunque le stelle marine si amano tra loro meglio di noi; si distendono sulla spiaggia quando c’è il sole e tiran fuori lo stomaco per fargli prendere aria e tutti possono vederlo; chissà da dove potremmo tirar fuori il nostro, forse dall’ombelico. […]”

—   

Intimità (Il muro) - J.P. Sartre

(in memoria di una vescica portatile)

trovami un’osteria degna della definizione in quel paesino con il nome buffo, abbiamo un sacco di amari arretrati da recuperare
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Panico e Sveglia

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